UN BILANCIO SULLA MIA ESPERIENZA A BRUXELLES

15 Settembre 2023

Una lunga intervista, tra posizioni politiche e sensazioni personali sull’esperienza maturata fin qui al Parlamento europeo.

Buona lettura ⤵️

❓ Onorevole, dal punto di vista personale che esperienza sta vivendo a Bruxelles?

Sono al nono anno in totale, essendo al mio secondo mandato. Si tratta di un’esperienza estremamente stimolante e servire il mio Paese è un grande onore. Questa è una legislatura un po’ particolare per via della pandemia. Siamo stati anche noi per un paio d’anni un po’ “congelati ” per via dello smart working che, in un lavoro in cui il contatto diretto con gli altri deputati fa la differenza, ha complicato enormemente il nostro ruolo.

❓ Immaginiamo: non si può prescindere dal dialogo.

Il processo legislativo europeo è complesso e richiede negoziazioni e punti di convergenza tra famiglie politiche differenti e Stati diversi.

❓ Che opinione aveva dell’Europa, prima di essere eletta parlamentare, e in che cosa le sue aspettative sono state disattese o confermate?

Mi ha sempre colpito dell’Europa la grande lentezza del suo processo legislativo, che è diverso da quello italiano e, soprattutto, molto distante dai tempi decisionali fulminei del mondo dell’imprenditoria da cui provengo.

❓ Perché succede?

Pur essendoci la possibilità di snellire e sburocratizzare alcuni processi, da legislatore mi rendo conto che c’è l’esigenza di bilanciare interessi diversi, pubblici e privati, di diversi Paesi, e non può essere automatico.

❓ Quindi: Europa lenta.

Non sempre però, perché a volte è molto veloce. Sono stati approvati provvedimenti con la procedura d’urgenza che necessiterebbero maggiori riflessioni, come ad esempio il regolamento sull’incremento della produzione di munizioni belliche. E questo conferma che a rallentare l’Europa è molto spesso la volontà politica.

❓ Quali sono i temi a lei cari che ha affrontato con più costanza in questi anni?

Ho sempre avuto un focus importante sul mondo dell’imprenditoria e ho tutelato le imprese del Made in Italy fin dal giorno del mio insediamento nel luglio del 2014, da quando sono membro della commissione Commercio Internazionale. Nell’ultima legislatura mi sono occupata anche di energia e transizione ecologica.

❓Quali risultati ha ottenuto?

Nella scorsa legislatura ho seguito come co-relatrice tutti gli accordi di libero scambio tra Unione europea e Paesi terzi. Ho contribuito attivamente al congelamento del trattato tra Ue e Usa che avrebbe messo a serio rischio i nostri standard e le eccellenze del Made in Italy. Sono stata relatrice del cosiddetto ‘Rapporto Dogane’, il primo documento ufficiale in cui l’Unione ha riconosciuto le divergenze di prassi operative tra i porti e la concorrenza sleale tra gli stessi. In questa legislatura, inoltre, il Movimento 5 Stelle è stato numericamente determinante nell’elezione della Commissione guidata da Ursula Von der Leyen che, nonostante sia espressione del centrodestra europeo, ha compreso l’urgenza e l’importanza dei temi di transizione ambientale ed energetica. E i risultati sono evidenti: siamo stati protagonisti in direttive chiave come quelle sulle ‘case green’, sullo stop alla produzione di auto inquinanti e sul salario minimo, che incideranno notevolmente sulla vita dei cittadini.

❓ Altro di cui va fiera?

Questa settimana si voterà un provvedimento che ho seguito fin dagli albori che promuoverà nuove misure per rafforzare la protezione delle indicazioni geografiche dei prodotti artigianali e industriali. Senza dimenticare che, con Giuseppe Conte, abbiamo ottenuto il Recovery Fund: per la prima volta i Paesi europei hanno condiviso il debito comune per fare investimenti ed è stato uno straordinario risultato per il nostro Paese.

❓ C’è, invece, qualcosa che sperava di realizzare ma che, oggettivamente, non è stato ancora portato a termine?

Sarebbe necessaria una maggiore risposta dell’Unione europea sulle risorse per arrivare alla transizione energetica ed ambientale. Pensiamo alla questione del blocco di circolazione nei centri abitati piemontesi dei veicoli Euro 5. A livello teorico siamo tutti d’accordo che sia necessario ridurre l’inquinamento e le polveri sottili delle nostre città, ma allo stesso tempo i costi della transizione non possono gravare sulle tasche dei cittadini. Analogamente è molto importante efficientare gli edifici per tanti motivi, non ultimo il fatto che le persone potranno risparmiare nei costi per riscaldare le abitazioni, ma è altrettanto vero che bisogna trovare delle soluzioni per finanziare i lavori.

❓ Il Superbonus?

Andrebbe rimodulato in modo che diventi una misura sistemica non a carico delle casse dello Stato, ma non si può nemmeno ipotizzare che si continui ad avere un patrimonio immobiliare fatiscente come il nostro.

❓ Da quando è europarlamentare, lei è più europeista o meno europeista di prima?

Non siamo mai stati euroscettici, ma eurocritici. Soprattutto abbiamo criticato l’egoismo di certi Stati membri che utilizzavano l’Europa à la carte. Credo, però, che si siano fatti enormi passi avanti e oggi, parlando con le aziende, ci si rende conto che non si può più prescindere da un mercato comune. È vero, l’Unione europea è ancora imperfetta, ma è un dato ineluttabile il fatto che ormai sullo scacchiere mondiale ci sono delle potenze tali per cui sarebbe impossibile per l’Italia competere da sola.

❓ Perché gli italiani, in generale, hanno sempre una sorta di diffidenza rispetto all’Unione europea?

Forse perché c’è la percezione che quello di cui si parla a Bruxelles sia molto distante, quando invece le politiche europee le “subiamo” ogni giorno nella nostra quotidianità. Una parte di responsabilità, secondo me, è anche di alcuni media, che nella pagina politica dedicano troppo spazio alle querelle, spesso sterili, trascurando la vera informazione.

❓ Che si dice in Europa dell’Italia?

Rispetto al Governo Conte, che si era guadagnato il rispetto e la fiducia di tutti gli interlocutori ottenendo risultati straordinari, oggi c’è maggiore preoccupazione. Questo perché, se da un lato Giorgia Meloni non si è contraddistinta per posizioni fortemente anti-europeiste e sta fondamentalmente portando avanti l’Agenda Draghi, dall’altro inquietano le sue posizioni sui diritti civili su cui c’è molta attenzione a livello europeo.

❓ Alleanze italiane: i Cinque Stelle devono procedere da soli o allearsi col Pd?

Oggi il Movimento 5 Stelle è saldamente nel campo progressista, ma l’alleanza con il Pd e le altre forze di sinistra non può essere sistemica perché noi non facciamo alleanze a scatola chiusa, ma perseguiamo obiettivi e azioni concrete, come quella sul salario minimo che porta la prima firma di Giuseppe Conte, e questo si applica a tutti i livelli istituzionali, sia locali che nazionale.

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